“All'inizio della prima Rivoluzione scientifica, uno dei padri fondatori disse che scientia est potentia. Oggi possiamo capire quanto fossero lungimiranti quelle parole di Francesco Bacone. Nel corso della storia, la produzione della ricchezza è cambiata tante volte. In epoche diverse, gli uomini sono diventati ricchi in modi diversi: prima coltivando, poi escavando il terreno, poi commerciando fra sé medesimi e con i vicini, poi trasformando materie, poi fabbricando prodotti. Ma con la scienza e la tecnologia ad essa associata, la produzione della ricchezza è cambiata ancora. I popoli diventano prosperi se creano e inventano. In particolare, oggi diventano prosperi non tanto se soddisfano bisogni con dei mezzi, ma se anticipano bisogni creando nuovi strumenti. L'ultima rivoluzione tecnologica - quella dei computer e di internet - non richiede grandi risorse finanziarie, bensì grandi doti intellettuali. Si può creare più ricchezza in un sottoscala che in una grande fabbrica.”
Queste parole sono tratte dal “ La situazione della ricerca scientifica in Italia” Discorso pronunciato alla Italian Academy della Columbia University; parole a dir poco inquietanti e scandalose che non possono che illuminarci circa la mentalità con cui i politici italiani affrontano il problema della ricerca scientifica in italia., cioè scaricando le resopnsabilità del mancato finanziamento alla ricerca da parte dello stato, al sistema stesso di reclutamento delle risorse intellettive, il discorso continua infatti dicendo:
“In questa situazione, il grande problema degli Stati moderni è come promuovere e allevare i migliori intelletti, come favorire la loro libera attività, come sviluppare la ricerca. Questo non è soltanto un problema di investimenti. È un problema di regole, di educazione, di mentalità, e dunque di cultura. E non tutte le culture sono uguali. Consideriamo il caso delle università.
Fin dall'inizio e in tutto il mondo, la ricerca scientifica è tradizionalmente e generalmente affidata soprattutto all'università e a istituti ad essa associati. Ma l'università può essere concepita in modi diversi e secondo princìpi diversi. Se si adotta un principio ugualitario, allora la istruzione universitaria diventa un diritto di cui tutti devono godere. Se invece si adotta il principio meritocratico, allora la formazione universitaria diventa un diritto solo per coloro che sono più capaci e meritevoli. Il primo principio porta ad un innalzamento dell'educazione generale, il secondo alla selezione di alcuni, considerati migliori secondo gli standard convenuti. Su questo punto la cultura americana e gran parte della cultura europea divergono. In buona parte dell'Europa, l'università è un luogo di formazione alla cittadinanza, per l'America essa è prevalentemente una palestra della aristocrazia intellettuale. Aggiungo un'altra differenza. In Europa, l'Università è la sede principale della ricerca scientifica, in America i centri di ricerca indipendenti sono molto numerosi.”
Il problema infatti, non sarebbe tanto che lo stato dovrebbe investire maggiormente sulla ricerca per avere anche un consistente riscontro economico, quanto quello di rivoluzionare la cultura di base a favore di una maggiore meritocrazia, e facendo diventare così il problema una mera disquisizione ideologica.
Io credo che la meritocrazia sia indispensabile per portare avanti una ricerca scientifica ai massimi livelli,ma ciò non esclude comunque il fatto che lo stato debba investire su di essa maggiori risorse, d’altronde diceva lo stesso Bacone: “La mano nuda e l'intelletto abbandonato a se stesso servono poco. Per compiere le opere sono necessari strumenti e mezzi d'aiuto, sia per la mano che per l'intelletto”.
Ed ecco la risposta del Lacncet, un’autorevole rivista scientifica americana, a quanto finora detto:
"La ricerca del terzo millennio non è e non può essere la ricerca di Copernico, Galileo o dell'abate Mendel, che da soli o soli con il loro genio svelavano nuovi mondi. Oggi la ricerca è dimensione, è massa critica, e la massa critica dipende anche dal numero di ricercatori”(articolo intero: http://www.thelancet.it/archivio/articolo.php?idart=21&id=8)
Credo che la questione della ricerca sia un enorme problema che affligge il nostro paese, proprio in virtù del fatto che ai giorni nostri solo investendo sulla ricerca si può realmente investire sul futuro, altrimenti diverremo un paese sempre più arretrato e sottosviluppato.Ma non vedo come poterlo fare con questi presupposti ideologici....
domenica 9 marzo 2008
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